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Full text of "Mose: poema drammatico di"

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MOSE 


MOSÈ 


Poema  drammatico  di 
ANGIOLO  ORVIETO  ^ 


Musica  di 


GIACOMO  OREnCE 


MILANO 
Edoardo  Sonzogno,  Editore 

14  —  Via  Pasquirolo  —  14. 


Proprietà  esclusiva  per  tutti  i  paesi, 

tanto  per  la  stampa  quanto  per  la  rappresentazione, 

dell'Editore  Edoardo  Sonzogno,  in  Milano. 


Milano,  1905.  -  Tip.  dello  Stab.  della  Società  Editrice  Sonzogno. 


EBREI  : 


MOSE 

ARONNE 

GIOSUÈ 

JOEL 

MYRIAM 


SACERDOTI    —    GUERRIERI  —    POPOLO. 


EGIZIANI  : 

SMENDÈS 
FARAONE 
POERI 
KHITI 

PRINCIPI  —   SACERDOTI   —    GUERRIERI   —    MUSICI 
ANCELLE  —  POPOLO. 


ZELA 


MIDIANITl! 


ALTRE  DONNE. 


lA  scSiaVitD  P' EGITTO 


E  gli  Egiziani  facevano  servire  i 
figliuoli  d' Israele  con  asprezza,  e  li 
facevano  vivere  in  amaritudine  con 
darà  servitù,  intorno  air  argilla  e 
ai  mattoni. 

Esodo,  I,  13-14. 


Vasti  giardini  sparsi  di  palme,  stconiort,  hanam  ed  altre  piante 
tropicali.  Nel  fondo,  fra  gli  steli  dei  papiri,  scintillano  le  acque  del 
Nilo.  A  sinistra,  palazzi  principeschi  ;  a  destra^  in  lontananza,  la  nuova 
città  di  Tani,  che  gli  Ebrei  ridotti  in  servitù  stanno  edificando.  — 
Mattina.  —  È  il  tempo  che  gli  Egiziani  chiamano  Sha  —  Stagione  del 
principio  —  quando  il  Nilo,  cresciuto  per  le  lagrime  d'Iside,  discende 
dal  cielo  a  rifecondare  la  terra.  —  Fra  i  gorgheggi  degli  uccelli  e  i 
raggi  del  sole  che  indorano  le  Sfingi,  Khiti,  uscita  dal  suo  palazzo 
con  le  ancelle  che  recano  vasi  e  cofani,  traversa  i  giardini  avviandosi 
ai  bagno,  —  Smendès,  solo,  attende  sul-  suo  passaggio. 


KHITI  e  le  ANCELLE 

cantando  V  Inno  al  Nilo. 

Dolce  mese  I 
Come  perla  il  pianto 
d'Iside  discese 
sovra  il  fiume  santo. 


Api  torna, 
e  di  già  s'adorna 
d'erbe  e  fior  risorti 
per  i  campi  e  gli  orti. 

Napri  doni 
offre  a  tutti  i  buoni  ; 
Sibu  sente  amore 
per  il  pane  in  fiore. 


.       IO  MOSE 

Smendès  s'inchina  profondamente  a  Khiti;  ma  questa,  salutandolo 
appena^  continua  diritta  per  la  sua  strada  e  scompare  fra  i  canneti.  L^ 
ancelle  sostano  sulla  riva  del  fiume,  traendo  dai  cofani  specchi,  pro- 
fumi e  gioielli.  —  Alcuni  Ebrei  d'aspetto  venerabile  —  gli  Anziani 
delle  tribù  —  entrano  da  destra  e  si  incontrano  con  Smendès,  che  se- 
gue Khiti  verso  il  Nilo. 


con  supplichevole  os- 
sequio   a    Smendès 


GLI  ANZIANI 

O  potente  signore! 

SMENDÈS 

irritato  e  sdegnoso.. 

A  che  venite? 

GLI  ANZIANL 

.Ad  implorarti. 

SMENDÈS. 

Ancor  nuove  querele? 

GLI  ANZIANI. 

Troppo  soffre  Israele! 

UNO  DEGLI  ANZIANI. 

Ai  miei  fratelli 
troppo  rigido  sei;  passa  l'umana 
forza  ciò  che  tu  chiedi.  Essi  dovranno 
duramente  penare,  andando  in  traccia 
della  macera  paglia  pei  mattoni 
che  di  fornir  tu  imponi  in  tanto  numero 
che  al  numero  s'agguagli  dell' altr' anno. 
Ma  r  altr' anno,  signore,  a  noi  la  paglia 
portavan  gli  Egiziani... 


LA   SCHIAVITÙ    D  EGITTO  II 

SMENDÈS 

interrompendolo. 

E,  invece,  d'ora 
in  avanti  dovrete  voi  trovarla. 
Tale  è  il  nostro  volere  ;  e  non  si  muta 
perchè  un  Ebreo  ci  parla. 

Mosè  entra  da  sinistra  e  ascolta  sdegnato  in  disparte. 

GLI  ANZIANI 

insistendo. 

Non  respingere 
un'umile  preghiera.  I  servi  tuoi 
son  già  tanto  estenuati...  Perchè  vuoi 
aggravarli  più  ancora? 

SMENDÈS. 

Importa  a  noi 
sol  che  la  nuova  sua  città  regale 
sorga  presto  alfEgitto  :  altro  non  cale  ! 

Con  un  gesto  imperioso  Smendès  licenzia  gli  Ebrei,  che  st  allontanano 
desolati, 

MOSÈ 

prorompendo  contro  Smendès 

Con  l'aspro  diniego  dilani 
la  loro  sventura,  e  l'aggravi 
di  nuovi  travagli  inumani! 

SMENDÈS 

impassib^e. 

E  l'opera  vii  degli  schiavi 
che  ai  nostri  nepoti  lontani 
tramanda  la  gloria  degli  avi. 


12  *MOSE 

MOSÈ. 

Qual  gloria!  —  Di  tombe  e  di  stele 
cui  sono  mattoni  e  cemento 
le  lagrime  e  il  duol  d' Israele. 

SMENDÈS. 

Parole!...  Disperdale  il  vento! 

Si  avvicina  a  Mosè    fissan- 
dolo con  occhio  scrutatore. 

T'insegnano  questo  i  Misteri 
cui  veglia  il  fulgor  dello  pscento? 

Eppure,  ti  vidi  pur  ieri, 
nel  gran  Serapeo,  tra  le  Sfingi, 
prostrato  ad  Osiride...  V'eri! 

O,  forse,  tu  menti  .^..  tu  fingi .^ 

MOSÈ 

solenne 

lo.^..  No!  —  Ma  là  scorgo  altri  veri 
superni,  cui  tu  non  attingi. 

E  sento  ch'è  iniquo  l'oltraggio 
inflitto  a  costoro. 

SMENDÈS. 

Vaneggi } 
E  giusto. 

MOSÈ. 

Che  !  giusto  ì 

SMENDÈS. 

Il  servaggio 
di  quelli,  non  uomini,  greggi. 


LA    SCHIAVITÙ    D'EGITTO 


13 


è  sacro,  perenne  diritto 
dell'unico  forte,  l'Egitto! 

Che  sono  le  lagrime?  —  Vane 
parvenze;  ma  l'opera  immane, 
la  gloria  d'Egitto,  rimane. 

MOSÈ. 

Rimane?  —  Non  senti  la  romba 
dei  secoli  sulla  tua  testa? 
Domani  l'Egitto  è  una  tomba! 

E  sai  tu,  domani,  che  resta? 
Il  cuore  dell'uomo  che  piange 
e  ch'oggi  il  tuo  piede  calpesta. 

Smendès  con  un  gesto  sdegnoso  lascia  Mosè  e,  s'incammina  verso 
Tani.  —  KhiH  e  le  ancelle,  adorne  di  fiori,  risalgono  dal  fiume  can- 
tando, 

KHITI  e  le  ANCELLE. 

Api  spande 
d'ogni  ben  dovizia  ; 
reca  una  letizia 
nuova  di  ghirlande. 

Rhiti  scorgendo  Mosè,  che  siede  pensoso  sotto  le  palme,  si  avvicina 
a  lui  :  le  ancelle  si  ritirano  nel  palazzo. 

KHITI 

sorridendo  a  Mosè. 

Per  te  fiori  di  loto  io  colsi  a  nuoto, 
e  ne  tessei  per  te  lievi  ghirlande. 
Prendi:  l'amore  e  la  dolcezza  è  grande, 
o  Moisè!...  Ma  tu  taci...  perchè? 
Perchè  sei  triste  ?  Ancora 
il  pianto  degli  Ebrei,  forse,  t'accora  ? 


14 


MOSE 

MOSÈ 

sorgendo  in  piedi. 

Già  del  deserto  padroni, 
erano  come  leoni 
dalla  fiammante  criniera. 

Ora  l'argilla  e  i  mattoni 
gravan  sugli  omeri  proni 
dalla  mattina  alla  sera. 

Sopra  la  gloria  dei  troni 
passano  i  Faraoni, 
odon  la  loro  preghiera: 

ma  ninno  v'è  che  abbandoni 
l'aspre  persecuzioni 
contro  la  misera  schiera. 

KHITI 

con  dolcezza. 

Tu  sei  come  colui  che  si  ritrovi 
dinanzi  a  doppia  strada, 
di  cui  l'una  fira  sterpi  e  laltra  vada 
tra  i  fiori  del  banano  e  della  palma. 
Perchè  scegli  la  via  piena  di  rovi.^ 
Io  t'offro  l'altra  in  una  grande  calma 
perenne,  lungi  dai  viventi,  al  soffio 
della  speranza,  al  sole  dell'ebbrezza! 

MOSÈ 

contemplandola  rasserenato, 

La  sua  voce  è  una  trepida  carezza  ; 
la  sua  persona  è  simile  a  uno  stelo 
sottile,  con  il  fiore  alto  nel  cielo. 


LA    SCHIAVITÙ    D  EGITTO  I5 

KHITI 

con  soavità  di  mistero. 

Là  sul  Nilo,  presso  Abido, 
dove  il  Soorno  non  si  stanca 
d'agitare  fra  i  banani 
Tala  bianca  ; 

donde  vanno  a  ignoto  lido 
i  beati,  nella  barca 
che  gli  oceani  più  lontani 
lieve  varca. 

Giù  nel  vespero  vermiglio 
dileguarsi  li  vedremo 
sopra  l'agile  naviglio 
senza  remo, 

via  sospinti  dalle  brezze 
delle  terre  occidentali, 
che  li  inondan  di  dolcezze 
immortali. 

Mosè,  soavemente  commosso,  si  abbandona  al  fascino  di  Khiti; 
quando  un  grido  di  donna  echeggia  improvviso,  Myriam  entra  cor- 
rendo  da  destra^  inseguita  da  due  Egiziani^  che  alla  vista  di  Mosè  si 
fermano  nel  fondo. 

KHITI. 

Una  donna! 

MOSÈ. 

La  inseguono... 

KHlTI. 

Un'Ebrea! 


]6  MOSÈ 

MYRIAM 


Mosè! 


MOSE 


gettandosi  anelante 
ai    piedi    di    Mosè. 


sorpreso. 


Chi  sei? 


MYRIAM. 

Myriam  !  non  mi  ravvisi  ì 

MOSÈ 

con  affetto. 

Myriam  !.o.  Dolce  sorella! 

KHITI 

stupita  a  Moie. 

Che  !  sorella?... 

MOSÈ 

a  Khiti. 

Nutrice  mia  fu  sua  madre... 

A  Myriam,  rialzandola. 

Lontana 
io  ti  credea,  nella  tua  terra... 

MYRIAM 

con  angoscia. 

Il  nuovo 
editto  conturbò  la  nostra  pace. 
Lungi  dalle  quiete  opre  dei  campi 
con  i  fratelli  anch'io  fui  trascinata 
ai  travagli  di  Tani...  e  perchè  volli 
ritrovarti,  implorarti  —  guarda  !  —  m'hanno 
così  percossa! 


LA    SCHIAVITÙ   D  EGITTO  T7 

MOSÈ. 

Più  non  Toseranno  ! 
Io  te  lo  giuro,  Myriam,  pei  ricordi 
deir  infanzia  soave  che  risorgono 
in  tumulto  nell'anima  ! 


MYRIAM 

Rammenti  ? 

Era  inondato  di  pace 
quel  dolce  asilo 
sulla  corrente  fugace 
del  verde  Nilo. 

Da  te  pioveva  sui  miei 
benedizione  : 
non  eravamo  più  Ebrei 
per  Faraone. 

Carico  d'aurei  canestri, 
giungeva  spesso 
su  per  quei  luoghi  silvestri 
un  fido  messo. 

Recava  mille  delizie 
per  noi  fanciulli  : 
sandali,  vesti,  primizie, 
dolci,  trastulli... 


con  gioia. 


MOSE 

trascinato  dall'onda  dei  ricordi. 


Tutto  il  passato  prorompe 
dal  cuor  profondo! 
Oh  dar  per  esso  le  pompe 
vane  del  mondo! 


l8  MOSÈ 

KHITI 

contemplando  Mosè  con  mestizia. 

L'anima  sua,  come  assorta 
nella  malia 
della  visione  risorta, 
l'amore  oblia. 

Dalla  città,  che  biancheggia  in  distanza,  viene  col  vento  una  grande 
voce  di  dolore;  lontana  da  prima,  poi  sempre  piìi  alta  e  angosciosa. 
Sono  gli  Ebrei  che,  sospesi  i  lavori,  traggono  in  folla  verso  il  Nilo 
per  il  riposo  meridiano. 

GLI  EBREI. 

Tutte  le  pietre  d'Egitto 
—  le  tombe  immani  e  le  stele  — 
gravan  sul  popolo  afflitto 
da  un'oppressione  crudele. 

Dalla  sua  terra  proscritto, 
abbeverato  di  fiele, 
per  un  terribile  editto 
piange  l'oppresso  Israele. 

MYRIAM 

a  Mosè. 

Li  senti?...  Senti  qual  profonda  ambascia.^ 

MOSE 

con  raccapriccio. 

Essa  m' insegue  sempre,  non  mi  lascia 
un  istante  di  pace  :  io  soffro  quanto 
se  fossi  uno  dei  vostri...  Il  vostro  pianto, 
o  MjTiam,  è  mio  pianto! 


LA    SCHIAVITÙ    D  EGITTO 


19 


MYRIAM 

come  ispirata,  in  atto  profetico. 

Benedetto 
il  Nome  del  Signor,  che  a  te  mi  manda 
nel  dì  del  tuo  risveglio  !  —  È  Fora  sacra, 
l'ora  invocata  \  —  Già  il  tuo  sangue  freme 
d' un'ansia  arcana... 

KHITI 

a  Mosè. 

Questa  donna  è  folle.. 
Non  ascoltarla! 

MYRIAM 

con  esaltazione  crescente, 

E  Dio,  che  nel  tuo  sangue 
arde  e  tumultua  ;  è  Dio,  che  grida  il  vero  ; 
Dio,  che  dall'acque  ti  traea  fanciullo 
e  a  redimer  t'elesse  i  tuoi  fratelli 
oppressi  dall'Egitto  ! 

KHITI 

minacciando  Myriam, 

Ella  farnetica! 
Mosè,  non  ascoltarla! 

MOSÈ 

a  Khiti,  trattenendola. 

Taci  ! 

MYRIAM 

con  lo  sguardo  fisso  sul  Nilo. 

Io  Stessa 
per  salvarti,  o  fratello,  dalla  strage, 
là,  sul  Nilo,  deposi  la  tua  culla, 


20  MOSE 

vigilando  da  lungi.  —  Ecco  !...  La  figlia 

di  Faraone,  con  le  sue  donzelle 

bianco  vestite,  scintillanti  d'oro, 

fra  suon  di  sistri  e  melodie  di  canti, 

scende  al  bagno,  ode  il  tuo  pianto,  ti  scorge 

là,  fra  i  canneti,  ti  raccoglie  e  dice  : 

«  Mi  sia  qual  figlio  !  E  poi  che  in  salvo  è  tratto 

fuori  dall'acque,  abbia  nome  Mosè  !  > 


Smendès,  ritornando   da   Tani,  compare   nel   fondo  e  si  ferma  ad 
ascoltare  in  disparte. 


MOSE 

con  impeto. 

Ecco  la  luce  finalmente,  il  raggio 
che  mi  svela  a  me  stesso  !  Iddio  mi  chiama 
e  mi  ridesta  con  la  cara  voce 
di  mia  sorella  ! 

SMENDÈS 

fra  se,  con  gioia  maligna. 

E  il  vero...  Io  lo  sentivo  ! 
Non  è  d  Egizio  quell'  infermo  sangue 
ingombro  di  vapori  acri,  ribelle 
contro  l'Egitto. 

KHITI 

a  Mosè  supplicandolo  disperata. 

Di  mendaci  Spiriti 
ella  è  preda!  —  Vaneggia...  ella  ti  vuole 
strappare  a  me  per  odio...  Non  le  credere! 
Non  le  credere  ! 


LA    SCHIAVITÙ    D  EGITTO  21 

MOSÈ 

prorompendo  ispirato. 

Sii  le  credo!...  E  vero! 
E  vero  !  Lo  sento  nel  petto  che  s'empie 
di  g:ioia  pel  nuovo  sublime  pensiero  : 
il  sangue  che  vivo  mi  batte  le  tempie 
non  è  d'oppressori,  è  sangue  d'oppressi  ! 
Lo  sento,  e  lo  grido  al  popolo  reo 
dei  nostri  tormenti  :  Io  sono  un  Ebreo  ! 

Smcndcs  chiama  a  se  i  due  Egiziani  e  addita  loro  Myriam, 
SMENDÈS. 

A  voi  costei  !  Trascinatela  a  Tani  ! 

A  Mosè  con  disprezzo  e  con  odio. 

E  tu,  Ebreo,  cessa  dai  vanti  insani  ! 
Il  tuo  posto  è  laggiii,  cogli  altri  cani  ! 

1  due  Egiziani  si  gettano  brutalmente  su  Myriam  e  la  trascinano  a 
viva  forza.  —  Mosè  li  insegue,  e,  tratta  la  spada,  ne  trafigge  uno, 
mentre  Valtro  fugge  atterrito.  —  In  questo  frattempo  Smendès  rac- 
coglie  Khiti  semisvenuta  e  la  riconduce  verso  il  palazzo.  —  Le  schiere 
degli  Ebrei  compaiono  nel  fondo  e  si  affollano  attorno  a  Myriam  e  a 
Mosè.,  che  brandisce  in  alto  la  spada  grondante  di  sangue  egiziano. 


MOSE 

Profonde,  immobili 
onde  di  morte 
col  soffio  forte 
disperde  l'Unico. 

I  cieli  tremano, 
tremano  i  mari  ; 
fiamman  le  nari 
tremende  all'  Unico. 


con  impeto  sacro. 


22  MOSE 

Israel,  odimi! 
La  forza  nostra 
unica  è  l'Unico. 
A  Lui  ti  prostra! 

Myriam  e  gli  Ebrei  iiUH  si  prostrano   tmorno  a   Mose^  r^peicndo 
con  lui  Vinvocazione  solenne. 


I  Flageili 


Io  indurerò  il  cuor  di  Faraone  e 
moltiplicherò  i  miei  segni  ed  i  miei 
prodigi  nel  paese  d'Egitto. 

Esodo,  VII,  3. 


L'esterno  del  tempio  di  Atnmon-Rà,  a  cui  si  accede  per  una  scali- 
nata  maestosa  fra  un  doppio  ordine  di  Sfingi,  La  facciata  è  coperta 
d'immagini  divine  e  di  simboli  religiosi,  che  s'intravvedono  appena  al 
bagliore  delle  torcie.  Una  fontana  zampilla  siti  davanti.  —  //  tempio 
è  immerso  nelle  tenebre  che  il  Dio  d'Israele  ha  riversato  siilVEgitio 
per  costringere  Faraone  a  liberare  il  popolo  oppresso.  —  Sulla  scalinata 
uomini  e  donne  seggono  in  atteggiamenti  di  dolore  e  di  sconforto.  Dal 
sacro  recinto  giungono  voci  che  interpretano  il  flagello  delle  tenebre 
come  il  trionfo  del  serpente  Apopi  sul  suo  nemico  Ammon-Rà,  signore 
della  luce. 

VOCI  DAL  TEMPIO. 

Sulla  sao^a  nave 
che  traeva  il  Sole 
pel  celeste  nume 
si  scagliò  il  serpente. 

UOMINI  e  DONNE 

sulla  gradinata  del  tempio. 

Per  cacciare  il  mostro 
di  tenèbra  cinto 
con  saette  e  lancie  , 

già  la  ciurma  accorre 

ALTRI  EGIZIANI. 

Il  serpente  immane 
vince  ancora;  invano 


20  MOSÈ 

Ammon-Rà  combatte 
il  signor  del  buio. 

Il  popolo  si  disperde.  Alcuni  rientrano  nel  tempio,  altri  si  allonta- 
nano portando  via  le  torcie.  —  Nel  cerchio  di  luce,  che  emana  dal- 
Vinterno  interrompendo  le  tenebre  circostanti,  appare  Smendès,  che  si 
guarda  intorno  ansioso.  Egli  aspetta  Rhiti  sua  sposa,  e  il  figlioletto 
Poeri. 

.    SMENDÈS. 

E  non  giungono  ancor!  —  Fra  queste  tenebre 
per  me  Punico  raggio  è  il  lor  sorriso, 
sebbene  stanco  e  triste.  —  Oh  donna,  oh  figlio 
nato  in  giorni  di  gloria,  e  così  presto 
testimone  di  pianto!  Eppur  nell'atto 
di  consacrarti  sugli  altari  al  nume 
ti  vidi  radiar  tutta  sul  capo 
la  luce  dell'Egitto!  —  Ah  non  è  spenta 
per  sempre,  non  è  spenta!  E  un  sogno  atroce 
questa  gran  notte  che  sul  Nilo  incombe 
e  paurosa  lo  minaccia.  —  Passa 
qualche  torcia  laggiù... 

Discende  la  scalinata. 

Khiti!...  Poeri! 


Preceduta  da  servi  che  *  recano  torcie   e  seguita  dalle  o^'Acelle,  si 
avanza  Khiti  conducendo  per  mano  il  fanciullo. 


SMENDhS 

andandole  incontro. 

Finalmente! 


I    FLAGELLI  27 


KHITI. 

Le  tenebre  tenaci 
m'eran  più  gravi  senza  te;  la  casa 
più  fredda  e  tetra  d  una  tomba,  ed  io 
credetti  d'esser  morta.  In  ogni  dove 
questa  densa  caligine  ;  nessuna 
opra  di  vita  intorno,  fermo  e  muto 
ogni  telaio,  immobili  le  ancelle, 
atterriti  i  fanciulli,  gli  animali 
accovacciati  rifiutando  il  cibo; 
il  giorno  senza  vita  e  senza  sonno 
la  notte....  E,  dimmi,  sarà  eterno  questo 
incubo  orrendo? 

Si  stringe  a  Smendès  paurosamente. 

SMENDÈS 

confortandola 

Calmati!  Preghiamo: 
rechiamo  al  tempio  il  nostro  figlio  caro 
ad  Osiride.  —  Vedi?  —  E  come  un  fiore 
reclinato,  che  indarno  aspetti  il  sole, 
per  risorger  diritto  sullo  stelo 
e  spandere  le  sue  dolci  fragranze. 
Forse  il  nume,  vedendo  nei  begli  occhi 
tutto  riflesso  dell'  Egitto  il  duolo, 
n^  avrà  pietà. 

Mentre  Khiii  e  Smendès  col  fancmllo  salgono  la  scalinaiciy  si  adotto 
dal  tempio  grida  di  gioia  improvvisa- 

VOCI  DAL  TEMPIO 

Repentino  bagliori 


20  MOSE 

ALTRE  VOCI. 

Lampeggia  il  disco  d'ori 

Le  grida  riecheggiano  ampifunente  ripetute  dalla  moltitudine, 
KHITL 

Odi?  Fausti  pronostici! 

SMENDÈS. 

Forse  cedon  le  tenebre! 

KHITI 

con  fervida  invocazione. 

O  sol  fulgido,  santo  avvivatore, 
rompi  il  cerchio  tenace  della  notte  ! 
Dalle  profonde  grotte 
balza,  fiammante  cuore, 
e  dal  ciel  sulla  terra 
di  nuova  vita  un  impeto  disserra! 

Le  tenebre  lentamente  si  diradano.  Una  pallida  luce  d^alba  si  dif- 
fonde pel  cielo  e  diviene  a  mano  a  mano  più  intensa.  —  A  gruppi  il 
popolo  ansioso  irrompe  dal  tempio  e  dalle  vie. 

EGIZIANI. 

Luce  ! 

—  11  sol! 

—  Illusione! 

—  S'è  illuminata  la  Sfinge! 

—  Torna  nel  buio  ! 

—  D'Ammone 
balena  l'occhio  i 

—  Si  tinge 
di  rosa  l'alto  frontone! 


I   FLAGELLI  2g 


-  Ecco!  La  luce  si  spinge 
sempre  più  avanti...  l'acacia, 
la  palma  tremula  bacia! 

—  Fuggono  via  le  caligini.... 

-  S'aprono  le  scaturigini 

del  cielo!...  Il  sole  resuscita! 

-  A  vita  nuova  ne  suscita! 

—  Trillate,  o  sistri;  cantate, 
anime  alate  ! 

-  Inno  di  gioia  s'  intuoni 
pur  dai  leoni! 


Il  tempio  sfavilla  tutto  della  nuova  luce  del  sole.  Una  viva  esultanza 
si  diffonde  nella  folla  sempre  crescente.  Il  paesaggio  si  anima  di 
strade,  di  case,  di  giardini  e  d'alberi.  La  striscia  argentina  deUNilo 
scintilla  in  distanza,  —  Giunge  come  il  rombo  d'una  moltitudine  che 
s'avanzi.  —  È  il  Re  con  la  sua  scorta  magnifica,  —  Il  popolo  si  accalca 
tutto  verso  il  fondo,  spiando  con  ansia  religiosa.  —  La  musica  dei 
sistri,  dei  timpani,  dei  tamburi,  delle  trombe  apre  uno  splendido  corteo 
di  guerrieri,  di  sacerdoti,  di  principi,  i  quali  precedono  e  seguono 
Faraone,  immobile  in  atto  ieratico  sul  trono  d'una  lettiga  sfavillante 
d'oro.  —  La  moltitudine^  invasa  da  mistica  reverenza,  si  prostra  a 
lui  come  a  un  dio.  Le  mani  toccano  i  ginocchi,  le  fronti  la  terra  ;  le 
voci  bisbigliano  il  nome  e  i  misteriosi  attributi  di  Faraone. 


IL  POPOLO. 

raraone! 

~  Gloria! 
—  Vita  ! 

—  Forza  ! 

—  Luce! 

—  Il  Figlio  d'Osiride! 

—  Protetto  da  Ammone! 


30  MOSE 

—  JLa  Porta  Sublime  i 
~  11  Doppio  Palazzo! 

—  li  Sol  dei  due  Mondi  r 

—  Diletto  agli  Dei! 

La  lettiga  si  ferma  davanti  al  tempio.  Faraone,  aiutato  da  Smendès 
e  da  altri,  ne  discende  solennemente. 

SMENDÈS. 

A  Faraone,  prole  sua  divina, 
ritorna  il  Sol  raggiante  ! 

FARAONE. 

Io  salgo  a  celebrar  sacri  Misteri 
ai  Numi  dell'  Egitto, 
dopo  avere  sconfitto  gli  empi  Ebrei, 
figli  della  ruina, 
che  speravan  su  me  folli  trofei. 

Al  mio  cospetto  nel  palagio  venne 
pur  ora  il  taumaturgo  Moisè, 
minacciandomi  tenebra  perenne 
s'io  non  rendessi  libera  al  deserto 
sua  gente  peregrina. 

Risposi  tosto  :  «  Vada  !»   —  ed  egli  esperto 
di  diaboliche  opere,  distese 
le  palme,  e  diradar  fé'  le  caligini, 
credendomi  già  vinto....  Ma  ad  un  cenno 
della  mia  sacra  mano,  l'empio  mago, 
a  me  ribelle  invano, 
è  preso,  di  catene  gravi  avvinto, 
e  gettato  nel  fondo  d'una  tetra 
prigione,  chiusa  da  un'immane  pietra. 


I  FLAGELLI 


Ei  dentro  vi  morrà!  Tutto  il  suo  popolo 
sconterà  con  più  dura  oppressione 
le  sue  stolte  minacce  al  Faraone! 

Faraone  sale  al  tempio,  seguito  dal  corteo  e  dal  popolo.  La  scena 
rimane  vuota.  —  Mosè  entra  impetuosamente  con  Myriam^  Aronne  ed 
altri  Ebrei.  Egli  tiene  nelle  mani  le  catene  spezzate. 

MOSÈ. 

Non  ha  l'Egitto  sì  forti  catene 
da  incatenarmi!  —  Col  nome  del  Santo 
tutte  le  infrango!  —  Col  nome  del  Santo 
io,  schiavo,  anniento  un  re! 

Mosè  gitta  le  catene  a  terra.  —  Neirmierno  del  tempio  s'innalzano 
inni  e  preghiere  ai  numi  delV Egitto. 

VOCI  DAL  TEMPIO. 

Ad  Horus  !  —  Nell'anime 
s'effonde  il  suo  fulgore! 

—  A  Rà  !  —  Cinocefalo, 
saluta  il  tuo  signore  ! 

—  A  Osiride!  —  Palpita 
d'ebbrezza  il  nostro  cuore! 

—  Horus,  Rà,  Osiride, 
immutabil  Iride, 

la  tua  luce  arcana 
sull'Egitto  emana  ! 

Mosè,  assorto,  prega  profondamente.  D'un  tratto  sorge  con  impeto. 
MOSÈ. 

Scatena,  o  Re  dei  Re,  come  una  grandine, 
il  tuo  furor  sull'empio, 
che  invoca  nel  suo  tempio  iddii  che  abomini  ! 


32 


M05E 


Sulla  terra  e  sugli  uomini 

nuovi  flagelli  scaglia; 

insanguina,  sbaraglia 

la  gente  maledetta, 

o  Dio  della  vendetta!  —  Sangue!  sangue! 

Un  cupo  rombo  trascorre  la  terra.  Il  cielo  s'offusca  minacciosa- 
mente. Un  urlo  di  terrore  si  leva  dal  tempio.  Per  Varia  oscurata 
guizzano  bagliori  di  sangue.  L'acqua  della  fontana^  trasformata  in 
sangue,  zampilla  vermiglia;  i  flutti  del  Nilo  rosseggiano  di  lontano. 
—  Dal  tempio  gli  Egiziani  escono  in  tumulto.  —  Le  vesti  dei  sacer- 
doti sono  macchiate  di  sangue  >  i  calici  delle  libazioni  stillano  sangue. 

IL  POPOLO. 

E  sangue,  è  sangue!  Le  coppe  son  piene 
di  sangue  ! 

I  SACERDOTI. 

Il  sangue  contamina  tutto  ! 
—  Schiere  di  mostri  invisibili  in  alto, 
Fun  contro  Taltro  iterando  l'assalto, 
versano  Tonda  vermiglia! 

IL  POPOLO. 

La  fonte 
balena  tutta  di  sangue! 

EGIZIANI 

che  sopraggiungono  da  altre  partì. 

Di  sangue 
il  Nilo  splende  e  ribolle! 

—  Gorgogliano 
sangue  i  torrenti,  le  polle... 

—  Le  case 
ne  sono  invase! 


I  FLAGELLI  33 


TUTTI. 

Ci  inonda,  ci  soffoca 
tutti:  arde,  fuma,  distrugge  ogni  fiore. 
E  sangue,  è  sangue!  —  In  Egitto  si  muore! 

Lo  spavento  e  Vorrore  degli  Egiziani  crescono  ancora  alla  vista  dt 
Mosè,  che  s'avanza  imperioso  verso  Faraone  immobile  sulla  scalinata 
del  tempio, 

GLI  EGIZIANI. 

Mosè! 

—  Libero  ! 

—  È  lui! 

—  Ruppe  i  vincoli! 

—  Ma  cacciatelo  ! 

—  E  lui  che  contamina 
ogni  cosa  col  sangue! 

—  Ha  diabolica 
forza  ! 

—  No,  non  è  lui!  Non  credetelo 
sì  potente  ! 

—  Impostore  ! 

—  Son  demoni 
scatenati  che  voglion  distruggere 
tutto  ! 

—  I  numi  benigni  ci  salvino  ! 

—  Invochiamoli  ancora,  invochiamoli  ! 

™  Quell'Ebreo  vuol  parlare  !  Ascoltatelo  ! 

MOSÈ 

a  Faraone. 


Faraone,  non  sei  tu  sazio 
di  miracoli  e  di  flagelli.^ 


34  MOSE 

Vuoi  tu  ancora  più  duro  strazio 
sopra  te  e  sui  tuoi  fratelli  ? 

Dio  fra'l  sangue  balena  e  impone  : 
«  Cedi  dunque!  E  il  mio  popol  vada 
pel  deserto,  sicura  strada 
dell'attesa  redenzione!  » 

SMENDÈS  e  SACERDOTI 

Egli  tenta  d'indurti,  o  mio 
re,  a  cedere  al  suo  potere... 

—  Ma  tu  vincilo  con  preghiere 

e  olocausti  a  ogni  nostro  iddio. 

—  Quest'è  Tunica  via  che  certo 
può  salvarci  ! 

IL  POPOLO. 

Costui  minaccia 
nuovi  mali. 

—  Caccialo,  caccia 
la  sua  gente  per  il  deserto  ! 

—  Via  gli  Ebrei! 

—  No,  trattienli;  aggrava 
la  lor  sorte  !  Sollevin  pietre 

più  pesanti! 

—  Verran  più  tetre 
piaghe  ! 

—  Già  la  vermiglia  bava 
brutta  tutto  TEgitto!  Sete 

già  lo  strazia! 

—  E  che?  Volete 
così  tutti  morir?  Follia! 


a  Faraone, 


I  FLAGELLI  35 


—  Ma  cacciamoli  presto  ! 

-    Via! 

FARAONE 

a  Mosè  con  un  gesto  risoluto. 

Al  Dio  straniero  che  ti  manda  a  noi 
rispondi,  Egizio  rinnegato:  No! 

PoerL  colpito  da  tin  male  misterioso,  cade  esanime  ai  piedi  della  ma- 
dre Siigli  scalini  del  tempio.  Smendès  ed  altri  Egiziani  accorrono  in- 
iorno  al  fanciullo. 

EGIZL\NL 

—  Soccorretelo!...  Muore!... 

—  E  un  arcano  malore! 

—  E  castigo  ! 

—  E  minaccia  ! 

EBREI. 


È  la  nostra  salvezza! 

Come  vasi  d'argilla, 

gli  empì  spezza  il  Signore! 


KHITI 

sollevando  fra  le  braccia  il  bambino. 


Mosè,  salvalo!  —  Respira 
sempre;  è  Tunica  mia  gioia. 
Non  lasciare  che  mi  muoia 
qui  sul  petto  ! 


36  MOSÈ 

Vedi?  —  Gli  occhi  grandi  gira 
verso  te...  Son  gli  occhi  miei  ; 
e  tu,  duce  degli  Ebrei, 
tu  li  amasti  ! 

Lascia  il  bambino  e  si  avvicina  a  Mosè 
inginocchiandosi  davanti  a  lui. 

E  son  io,  Mosè,  son  io 
che  ti  supplico  piangente  : 
Mosè,  salva  V  innocente 
figlio  mio! 

MOSÈ 

a  Khiti  additando  Faraone. 

Nulla  io  posso.  L'arbitro 
del  tuo  fato  è  là! 
Sol  ch'ei  dica  al  popolo 
d'Israele  :    «  Va  !  » 
e  il  tuo  figlio  è  salvo. 

Sinendès  va  verso  Khiti,  la  solleva  e  la  riconduce  presso  Poeri. 

GLI  EGIZIANI 

a  Faraone 

—  Faraone,  udisti?  Piega! 

—  No!  resisti!  —  Nega!  Nega! 

Faraone^  sempre  immobile,  pende  per  alcuni  istanti  incerto  fra  gli 
opposti  consigli  :  poi  solleva  lentamente  la  mano  con  un  cenno  di  di- 
niego. —  Mosè  si  allontana,  seguito  dai  suoi.  —  Rhiti  getta  un  urlo 
d'angoscia  ;  il  fanciullo  muore.  La  costernazione  è  in  tutti.  Giun- 
gono di  lontano  i  gemiti  strazianti  delle  donne  egiziane,  i  cui  primo- 
geniti cadono  vittime  del  morbo  fatale, 

LE  MADRI  EGIZIANE. 

—  Il  mio  figlio!... 

—  Il  mio!... 


I    FLAGELLI 


37 


—  Il  mio!... 

—  Sbarra  gli  occhi... 

—  Trema... 

—  Cade... 

—  La  saetta  d'un  iddio 
l'ha  percosso. 

—  Chi  lo  salva  .^  —  Io  solo  posso 
dargli  lagrime  e  lamenti... 

—  Sono  piene  case  e  strade 
di  morenti  ! 

KHITI 

volgendosi  frenetica  a   Faraone. 

Tu  l'hai  fatto  morire  !...  Ma  senti 
i  lamenti  che  recano  i  venti .^ 
È  l'Egitto  che  piange  sui  figli 
dal  tuo  folle  volere  distrutti. 
Che  non  piangi  tu  pure  con  me  ì 
Sono  morti  —  ti  dico  —  ma  tutti... 
Anche  l'unico  figlio  del  re  ! 

Appaiono  nel  fondo  messaggeri  con  vessilli  abbrunati.  Al  terribile 
annunzio,  Faraone  costernato  e  furente  grida  : 

FARAONE. 

Va,  va  lungi!  E  il  deserto  la  stermini 
la  tua  schiatta  nefasta,  o  Mosè! 

1  messaggeri  corrono  a  recare  a  Mosè  l'ordine  di  partire.  —  Fa- 
raone discende  la  scalinata  del  tempio,  seguito  dal  suo  corteo^  e  passa 
accasciato  presso  Khiti  e  Smendès  che  singhiozzano  disperati  sul  fan- 
ciullo estinto.  Il  lamento  delle  madri  continua  sempre  più  angoscioso  . 


III. 
IL  PESERlO 


E  il  Signore  disse  a  Mosè  :  «  Va, 
scendi  giù  ;  perciocché  il  tuo  popolo, 
che  tu  hai  tratto  fuor  del  paese  di 
Egitto,  si  è  corrotto.  » 

Esodo,  XXXII,  7. 


L* accampamento  dei  guerrieri  ebrei  alle  falde  del  Monte  Sinaj,  che 
s'erge  arido  e  severo  nel  fondo.  Oltre  il  monte,  nel  deserto,  le  tende 
del  popolo.  —  Il  terreno  ondulato  forma  a  destra  un  rialto,  su  cui 
sorge  il  padiglione  sacro  che  accoglie  il  Tabernacolo.  —  Più  in  basso 
sono  sparse  le  tende  dei  guerrieri  fatte  di  pelli  caprine.  La  maggiore 
è  quella  di  Joel.  —  Degli  Israeliti,  disseminati  pel  campo,  alcuni  ras- 
settano e  lustrano  le  armi;  altri  portano  nelle  tende  boccali  e  ceste. 
Un  gruppo  se  ne  sta  a  bivacco,  dinanzi  al  padiglione  di  JoeU  lamen- 
tando la  propria  sorte  e  mormorando  contro  Mosè,  che,  salito  da 
quaranta  giorni  sulla  montagna,  non  è  ancora  ritornato  fra  i  suoi, 
—  -È  il  tramonto. 


GLI  EBREI. 

Sempre  manna!  Le  labbra  obliarono 
il  sapor  della  carne,  l'aroma 
delle  frutta. 

—  Non  ha  melograni 
il  deserto  ! 

—  Ha  serpenti  e  scorpioni  ! 

—  Meglio  stavano  gli  avi  ed  i  padri 
sotto  il  pungolo  dei  Faraoni  ! 

—  Meglio  schiavi  laggiù  che  padroni 
nel  deserto! 

—  Si  muore  di  strani 
mali  qui. 


42  MOSÈ 

JOEL. 

Noi  saremmo  sotterra 
tutti,  senza  i  balsamici  unguenti 
delle  figlie  di  Midian,  possenti 
come  belle. 

GLI  EBREI. 

Esse  ci  amano... 

JOEL. 

Ed  hanno 
un  Dio  forte,  che  vince  ogni  guerra 

GLI  EBREI. 

È  Baal  ! 

—  Ei  potrebbe  ogni  danno 
tener  lungi  da  noi. 

JOEL. 

Ci  potrebbe 
dar  la  terra  stillante  di  miele 
e  dì  latte,  che  il  Dio  d' Israele 
ci  promette,  ma  invano  ! 

ALTRI  EBREI 

sopraggiungendo 

impazienti  ! 
Aspettate  Mosè  che  ritorni  ! 

JOEL 

ironico. 

Quando  ì  Forse  domani  ì   «  Domani  > 
dicon  sempre  ;  e  si  seguono  i  giorni 


IL   DESERTO 


43 


senza  tregua,  monotoni,  grevi, 

in  quest'afa  affannosa;  e  non  viene, 

né  verrà  ! 

Myriam  è  apparsa  sulla  soglia  del  padiglione  sacro,  «r,  udite  le  pa- 
role di  Joel^  va  a  lui  con  fierezza. 

MYRIAM. 

Tu  lo  affermi?  Tu  dubiti 
di  colui  che  redense  Israel? 

Chi  distese  le  palme  sull'onde 
furibonde,  ed  i  flutti  mugghianti 
sollevò  dagli  abissi  in  un  argine 
reverente,  e  Israele  passò? 

Chi  scagliò  sulla  strada  dei  mari 
le  falangi  dei  nostri  avversari, 
e  crollare  su  lor  fece  i  cumuli 
delle  Onde,  e  l'Egitto  annientò  ? 

Chi  la  vita  ha  largita  al  morente 
con  la  vista  del  bronzeo  serpente? 
Chi  dall'arida  roccia  del  monte 
suscitava  la  fonte?...  Mosè! 

JOEL. 

Ma  non  torna!...  La  nube  di  fiamma 
ha  inghiottito  Mosè  nella  notte 
della  fosca  montagna. 

MYRIAM. 

La  nuvola 
lo  protegge,  Joel,  non  Io  inghiotte. 

Io  lo  vedo  che  scende...  La  traccia 
riscintilla  d'arcano  fulgore; 


44  MOSÈ 

a  Mosè  splende  tutta  la  faccia 
della  gloria  che  irraggia  il  Signore  ! 

GLI  EBREI. 

E  veggente! 

—  Ei  ritorna  ! 

—  E  un'  illusa  ! 

—  Non  credete!  Non  torna! 

—  Li  vedo! 

—  Ecco!...  E  Aronne! 

—  S'avanzano... 

—  Giubilo! 

—  Il  Signore  ha  parlato! 

Giosuè  e  Aronne,  seguiti  da  sacerdoti  e  da  guerrieri,  scendono 
Vuliimo  pendio  del  SinaJ  avanzandosi  verso  il  campo.  —  Lo  sconforto 
s'impadronisce  novamente  degli  Ebrei,  appena  si  accorgono  della 
mancanza  di  Mosè. 

JOEL. 

E  Mosè? 

GIOSUÈ. 

Non  ancora  è  disceso  dal  culmine 
della  sacra  montagna,  ove  il  Santo 
gli  rivela  fra  il  tuono  ed  il  fulmine 
le  parole  de  la  Verità. 

L'alta  vetta  di  densa  caligine 
è  coperta,  terribile  ammanto 
dietro  cui  si  nasconde  l'Origine 
spaventosa  dell'Eternità. 


IL   DESERTO  45 


JOEL 

ai  suoi. 

Ve  lo  dissi  ?  —  Non  torna  !  Inghiottito 
fu  dal  nembo. 

MYRIAM. 

Egli  indugia  ;  ma  poi, 
irraggiando  fulgor  d'Infinito, 
scenderà  colla  Legge  fra  noi. 

Giosuè,  Aronne,  Myriam  e  i  Sacerdoti  entrano  nel  padiglione  sa- 
cro. —  Joel  e  gli  altri  guerrieri  si  ritirano  mormorando  nelle  loro 
tende.  —  Dal  SinaJ  sorge  la  luna,  che  diffonde  la  sua  luce  bianca  sul 
campo  deserto.  —  Le  scolte  vigilano  ai  limiti  delV accampamento  e  il 
loro  grido  solitario  rompe  di  tratto  in  tratto  il  solenne  silenzio, 

LE  SCOLTE. 

Il  deserto  dorme  in  pace. 
Qualche  nube  adombra  il  campo. 
Tutto  tace. 

—  Passa  l'ombra  d'un  leone. 
Qualche  lampo  all'orizzonte. 
Veglia  il  monte. 

Una  donna  traversa  furtivamente  il  campo  e  s'avvicina  alla  tenda 
di  Joel.  —  È  Zela,  la  Midianita,  una  di  quelle  che  coi  loro  balsami 
hanno  guarito  gli  Ebrei,  loro  amanti,  dalla  micidiale  pestilenza.  — 
Zela  solleva  cautamente  la  tenda  ;  Joel  le  va  incontro.  Entrambi  si 
soffermano  sulla  soglia,  guardandosi  con  ardore  nelV incantamento 
lunare. 

JOEL. 

Spirando  odore 
di  mirra  e  nardo, 
vieni  dall'oasi. 


46  MOSE 

ZELA. 

Ardo  d'amore! 

JOEL. 

Degli  astri  tremuli 
il  dolce  ardore 
hai  nello  sguardo. 

ZELA. 

Ardo  d'amore! 
Simili  all'ala 
d'un  corvo  lucido 
son  le  tue  chiome. 

JOEL. 

Chiamami  a  nome! 

ZELA. 

Fragranza  come 
di  cedro  e  d'aloe 
la  bocca  esa^a. 

JOEL. 

Chiamami  a  nome! 

ZELA. 

Le  labbra  stillano 
gemme  di  miele 
per  te,  Joele  ! 

JOEL. 

Dolce  il  mio  nome! 
Fili  di  porpora 
i  labbri  tuoi  ! 


IL    DESERTO  47 

ZELA. 

Dimmi,  li  vuoi? 

JOEL. 

Le  tempie  rosee 
fra  i  tuoi  capelli 
son  melograni. 

ZELA. 

Joel! 

JOEL. 

Le  mani 
ricche  d'anelli 
sul  cuore  posami. 

ZELA. 

Andiam  lontani! 

JOEL. 

Acqua  recondita 
chiusa  nel  monte!... 

ZELA. 

Brilli  la  fonte  ! 

JOEL. 

Orto  d'aromati  !... 

ZELA. 

La  sua  primizia 
sia  tua  delizia! 

Joel  attira  Zela  dentro  la  tenda.  —  Una  nuova  coppia  d'amanti 
appare  nel  fondo  e  s'avanza,  seguita  in  breve  tempo  da  altre;  e  il 
campo  si  popola  di  Ebrei  e  di  Midianite,  che  errano  dolcemente  sotto 
la  luna.  —  Sorge  di  lontano  e  sempre  più  si  avvicina  un  coro  di  voci 
che  inneggiano  a  Baal  Peor, 


48  MOSÈ 

VOCI. 

Impeto  d'ebbrezza, 
soffiaci  nel  cuor 
il  divino  turbine 
di  Baal  Peor  ! 

Torme  di  donne  midianite  e  d'Ebrei  irrompono  nel  campo  por- 
tando il  vitello  d'oro.  —  Balle  tende  escono  Zela^  Joel  e  altri  guer- 
rieri, che  si  uniscono  tutti  alV orgia  sacra  levando  un  immenso  clamore. 

LE  MIDIANITE. 

Luna,  trai 
sacri  rai 
dal  vitello  d'or, 
il  recondito  tesor 
di  Baal  Peor! 

GLI  EBREI. 

Noi  veniamo  a  te 
stanchi  di  dolor. 
T'acclamiamo  re, 
o  Baal  Peor! 

TUTTI. 

Le  bocche,  più  audaci, 
anelano  ai  baci, 
o  notte  serena 
di  Baal  Peor! 

E  l'orgia  disfrena 
le  coppie  procaci 
degli  ebbri  seguaci 
di  Baal  Peor  ! 


IL   DESERTO  49 


Vorgia  è  al  colmo  ;  gli  Ebrei  adorano  il  vitello  d'oro.  —  D'un 
tratto,  terribile,  la  voce  di  Mosè  fulmina  i  sacrileghi.  Egli  appare 
sulla  montagna  irradiato  d'un'aureola  divina,  recando  in  mano  le 
tavole  della  Legge.  —  Gli  Ebrei  in  preda  al  terrore  si  prostrano  colla 
faccia  a  terra,  mentre  le  donne  midianite  fuggono, 

MOSÈ. 

Abbominio  !  —  Ecco  le  tavole  ^ 

ove  splende  il  pensiero  di  Dio, 
ch'Egli  a  me,  tra  le  folgori, 
consegnò  per  il  popolo  mio. 

Spento  è  ormai  questo  popolo  ! 
Non  più  Ebrei  son  costoro  che  al  fango 
d'altre  genti  si  prostrano. 
Io,  Mosè,  queste  tavole  infrango! 

Mosè  getta  le  tavole  contro  il  vitello  d'oro  e  le  spezza  insieme  con 
ridolo.  Poi  si  avanza  in  mezzo  agli  Ebrei  costernati. 

MOSÈ. 

Sopra  lor,  Dio  terribile, 
io,  Mosè,  la  tua  collera  invoco! 
Ardi  il  cuor  dei  sacrileghi 
con  fischianti  saette  di  fuoco! 

Con  la  fame  li  macera; 
con  la  peste  divorali;  ai  denti 
delle  fiere  abbandonali; 
dalli  in  preda  al  velen  dei  serpenti! 

Muoian  pria  di  raggiungerti, 
o  retaggio  promesso  degli  avi, 
che  nel  sole  più  fulgido 
Israele,  l'eletto,  aspettavi! 


50  MOSE 

Dal  Tabernacolo  squillano  le  trombe  sacre.  Le  tende  si  sollevano^  e 
Myriam  ne  esce  alla  testa  d'un  corteo  di  donne,  cantando  inni  al  Si- 
gnore. Le  seguono  Giosuè,  Aronne  e  i  sacerdoti  che  recano  VArca 
santa  fra  odorosi  fumi  d'incenso  e  di  mirra. 

MIRYAM  e  LE  DONNE. 

Il  capo  altiero, 
o  padiglione, 
alza,  che  passa  il  Re. 

Egli  il  mistero 
del  suo  perdono 
reca,  Israele,  a  te. 

*  È  l'eterno  Signore, 

degli  Ebrei  protettore, 
che  in  lor  difesa  impugna  il  tuono  e  il  lampo  : 

il  Monarca  del  ciel 
che  all'errante  Israel 
apre  ancora  una  via  grande  di  scampo. 

MOSÈ. 

Nelle  tende  dei  giusti  si  levano 
inni  santi...  Dal  gran  Tabernacolo 
il  Mistero  s'avanza...  L'oracolo 
dell'Eterno  m'illumini! 

GLI  EBREI  SACRILEGHI. 

Stolti  ! 
Ci  levammo  contro  Dio  ! 

—  Innalzammo  i  nostri  volti 
contro  Dio  ! 


IL    DESERTO  51 


—  Pietà  di  noi, 
Moisè  ! 

Myriam,  le  donne  e  i  sacerdoti  circondano  Mosè  e  lo  implorano. 

—  Pietà!  Pietà! 

MOSÈ 

cedendo  alle  preghiere 

E  pietà  sia  per  i  tuoi 
traviati,  o  sommo  Re! 
Su  fra  i  nembi  e  i  venti  ancora 
il  tuo  servo  Moisè 
salga  all'ardua  tua  dimora, 
ed  il  Verbo  della  vita 
ei  riceva  ancor  da  Te, 
Luce,  Dio,  Bontà  infinita! 


TUTTI 


esultando. 


A  Moisè  benedizione! 
Gloria,  Signore,  a  Te  ! 

Mosè  solennemente  si  avvia  verso  il  monte,  seguito  dai  sacerdoti. 
DalValto  del  Tabernacolo  la  nube  del  Signore  gh  viene  incontro  e  lo 
avvolge. 

IL  POPOLO. 

—  La  nuvola  d' Iddio  ! 

—  La  colonna  di  fuoco  ! 

—  Viene  dal  padiglion,  che  pare  avvampi. 

—  Chiama  Mosè...  l'avvolge... 


52  MOSÈ 

—  S'agita,  crolla,  va 
verso  il  monte  che  già  guizza,  di  lampi. 

\        Il  vento  fischia  impetuoso^  cacciando  le  nubi  pel  cielo  tra  il  fiam- 
y!     meggiar  dei  baleni  e  il  rimbombo  dei  tuoni. 


IL  POPOLO. 

Schiera  trionfale 
di  flammei  nembi  sale 
dietro  Moisè. 

Dal  Sinaj  fumante 
già  le  trombe  sante 
s'odono  squillar. 

Ne  rimbombano  i  mari, 
i  deserti  ed  il  ciel; 
tremane  Israel. 

Niun  nei  secoli  è  pari 
air  Iddio  di  Mosè, 
all'Eterno  Che  E  ! 

V uragano  imperversa.  Fra  gli  urli  del  vento,  i  turbini  della  sabbia, 
i  guizzi  dei  lampi  e  lo  scoppio  dei  tuoni,  echeggiano  dalla  cima 
del  Sinaj  altissime  voci  che  proclamano  :  Non  avrai   altro  Dio  nel 

MIO    COSPETTO. 

Il  popolo  prostrato  risponde:  Amen. 


IV. 


[A  TERRA  PROMESSA 


E  il  Signore  gli  disse:  «  Quest'è  il 
paese  del  quale  io  giurai  ad  Abraham, 
a  Isaac  ed  a  lacob,  dicendo  :  Io  lo  darò 
alla  tua  progenie.  —  Io  te  l'ho  fatto 
veder  con  gli  occhi,  ma  tu  non  vi 
entrerai.  —  » 

Deuteronomio,  XXXIV,  4. 


Un  altipiauo  sulla  cima  del  monte  Nebo,  che  forma  una  conca  fra 
un  rialto  di  terreno  poco  elevato  a  destra  e  un  altro  a  sinistra^  donde 
si  discende  verso  la  terra  di  Cavaan,  tutta  avvolta  ancora  tra  le  neb- 
bie mattutine.  —  Le  ultime  stelle  tremolano  nel  cielo,  che  si  va  rischia- 
rando della  luce  delValba.  Vagano  per  Varia  suoni  di  cornamuse 
lontane,  —  Un  roveto  domina  dall'alto  Vangusta  conca.  —  Mosè  di- 
scende il  pendio  a  destra,  appoggiato  al  braccio  di  Giosuè  che  lo  sor-- 
regge  con  amore  reverente. 

GIOSUÈ. 

Tu  cammini  veloce.  Quasi  sembra 
che  un  sangue  giovanile  rifluisca 
per  le  tue  membra. 

MOSÈ. 

L' impeto 
del  desiderio  mi  sospinge.  Ch'io, 
pria  di  morir,  la  vegga  di  lontano 
la  terra  ch'è  promessa  al  popol  mio! 

GIOSUÈ. 

Forse  la  scorgerem  da  quella  balza. 
Le  nebbie  si  diradano.  . 

Per  Varia  lievemente  dorata  le  nuvole,  sospinte  dal  vento  sottile  del- 
Valba, trascorrono  rapide  scoprendo  e  ricoprendo  la  conca.  Come 
isole  remote,  appaiono  e  scompaiono  nel  fondo  lembi  di  paesi  verdeg- 
gianti, acque  argentine,  città  biancheggianti.  È  la  terra  di  Canaan^ 
■  che  alla  fine  emerge  tutta,  irradiata  dalla  prima  luce  del  sole. 


50  '  MOSÈ 

MOSÈ  e  GIOSUÈ. 

Su  Canaan  il  sol,  fiammando,  s'alza! 

MOSÈ. 

Ecco  la  terra  d'Abraam,  la  terra 
di  Giacobbe,  la  terra 

con  slancio  profetico  a  Giosuè. 

ove  tu,  trionfando  d'ogni  guerra, 
pianti  le  tende  d'Israele  1 

GIOSUÈ. 

Guarda  ! 
E  tutta  scintillio  d'acque  correnti, 
è  tutta  un  brulicar  vasto  d'armenti, 
è  tutta  un  campo  di  città  possenti  ! 

MOSÈ. 

E  ancor  più  bella  del  mio  sogno  !  E  pure 
io  non  ne  posso  valicar  la  soglia! 

GIOSUÈ. 

Ma  giù  dai  campi  della  solitudine, 
come  fiume  premuto  d'alta  vena, 
su  lei  si  spanderà  la  moltitudine 
cara  a  Dio:  mieterà  l'orzo  e  l'avena, 
coglierà  l'uve  in  prodigiosi  grappoli, 
leverà  fra  i  tintinni  degli  armenti 
inni  al  Signore  ! 

MOSÈ. 

E  un  tempio,  ove  maturino 
i  germi  della  vita  e  dell'amore 
per  i  secoli  tutti  e  per  le  genti 
tutte!  Io  lo  vedo!...  Chiamali,  i  miei  figli! 


LA    TERRA    PROMESSA 


57 


Io  voglio  alzar  la  mano  a  benedire 
tutto  Israele,  in  faccia  al  sacro  piano 
fulgente  d'avvenire. 

Giosuè  s'allontana  risalendo  veloce  la  balza.  —  Il  roveto  s'accende 
tulio  d'una  luce  misteriosa,  —  Voci  arcane  dai  ctelt  chiamano  «  Moisè  » 
—  Egli  si  prosterna  verso  il  roveto,  assorto  in  una  celeste  visione. 

VOCI  DAL  CIELO. 

Rupe  a  Israele 
sarò  di  salvezza, 
perchè  la  mia  luce 
diffonda  nel  mondo. 

Invan  nemici 
lo  calpesteranno  : 
si  solleverà 
coni' erba  di  prati. 

Invano  spade 
lo  trafiggeranno  : 
rigermoglierà 
dai  semi  del  sangue. 

Invano  roghi 
lo  consumeranno  : 
resusciterà 
dal  cuor  delle  ceneri. 

Perchè  il  Possente 
nei  secoli  Io  sono, 
e  m'è  Israele 
diletto  nei  secoli. 


Giunge  da  destra  un  tumulto  di  voci.  Sono  gli  Ebrei  che  salgono  lù 
montagna. 


58 


MOSE 


GLI  EBREI 


avvicinandosi. 


Canaan  !  Promessa  terra  ! 

—  Paese  d'acqua  e  di  palme  ! 

—  Delizia  dei  nostri  figli! 

—  Trofeo  sicuro  di  guerra! 


Gli  Ebrei,  guidati  da  Giosuè,  irrompono  a  gruppi  nciraltipiano  «r 
s'affacciano  ansiosi  alla  balza  per  contemplare  la  terra  di  Canaan, 


GLI  EBREI. 

Là!...  Vedete? 

—  Galaad! 
Efraim  ! 

—  Soar! 

—  Neftale! 

-  Tutta  verde  è  la  pianura 
fino  al  mare  occidentale! 

-  Ecco  Dan! 

—  Gerico  ! 

MOSÈ 

Presto 
crolleranno  le  sue  mura 
ai  tuoi  squilli  ! 

GIOSUÈ 

I  miei  vessilli 
splenderanno  alti  nel  sole! 


profetico  a  Giosuè» 


con  entusiasmo. 


LA    TERRA   PROMESSA  59 

MOSÈ. 

E  tu  il  sole  con  un  gesto 
fermerai  fulgido  in  ciel 
pel  trionfo  d'Israel  ! 

GLI  EBREI. 

Dai  montani  ombrosi  varchi 
la  fiumana  del  Giordano 
scorre  argentea  nell'albore 
a  irrigar  V  immenso  piano  ! 

—  Terra  nostra!...  Iddio  Tha  detto 
agli  antichi  patriarchi  ! 

—  E  il  retaggio  benedetto 
dell'eletto  del  Signore  ! 

GIOSUÈ 

additando  a  Mosè  il  suo  popolo, 

O  padre,  ecco  i  tuoi  figli!  Eccolo  tutto 
Israele  che,  simile  ad  un  flutto 
impetuoso,  dal  tuo  sen  si  getta 
nel  mare  che  lo  aspetta. 

Ad  un  cenno  di  Giosuè   le  tribù   d' Israele   si  prostrano  reverenti 
d'intorno  a  Mosè,  per  accoglierne  la  "benedizione, 

MOSÈ 
sollevando  ambe  le  mani  verso  il  popolo. 

Beato  te,  Israel!  Chi  mai  t'uguaglia  ? 
Dio  per  ogni  battaglia 
si  fa  lo  scudo  della  tua  salvezza. 
Dio  si  fa  spada  a  te  della  tua  altezza! 

Volgendosi  successivamente  alle  v?*rie  tribù 


OO  MOSE 

Vivi,  o  Ruben,  di  forte  e  lunga  vita  ! 

—  E  tu,  colle  tue  mani,  i  tuoi  nemici 
disperdi,  o  Jehudà! 

—  Dio,  benedici 
colui  che  a'  suoi  fratelli 
la  legge  insegna,  ed  arde  in  sugli  altari 
santità  di  profumi  alle  tue  nari. 
Cada  trafitto  a  mezzo  delle  reni 
chi  mai  gli  si  ribelli  ! 

—  Ecco  il  diletto 
d'Iddio,  Beniamini...  Tra  le  sue  spalle 
abiterà  sicuro. 

—  Ecco  Giuseppe  ! 
A  lui  copia  di  beni  e  di  primizie  ; 
le  delizie  del  monte  e  della  valle, 
ciò  che  produce  il  sole  e  ciò  che  aduna 
il  favor  della  luna. 

—  Zàbulon  !...  Issacàr  !  Voi  le  dovizie 
suggerete  del  mare,  ed  i  tesori 
nascosti  nelle  arene. 

—  Gad  se  ne  sta  come  un  fiero  leone 
dilaniatore... 

—  Il  suo  minor  fratello 
somiglia  un  lioncello 
che  salti  di  Basan.  Sian  benedetti  ! 


LA    TERRA    PROMESSA  6l 

Neftale  !  Tu  per  quanta  grazia  aspetti, 
ne  avrai  di  più... 

—  Asèr!  I  tuoi  calzari 
rame  e  ferro  saran,  la  tua  possanza 
durerà  quanto  i  giorni. 

Ecco;  io  vi  dico: 
«  Beato  te,  Israel  !  Nessuno  è  pari 
all'Eterno,  che  contro  ogni  nemico 
si  fa  lo  scudo  della  tua  salvezza, 
si  fa  la  spada  a  te  della  tua  altezza  !  » 


Mosèf  sorretto  da  Giosuè,  riprende  la  salita  del  Nebo  e  passa  len~ 
tamentt  fra  le  tribù  prosternate.  Giunto  sul  culmine,  contempla  un 
ultimo  istante  la  terra  di  Canaan,  e  cade  riverso  ai  piedi  di  Giosuè. 
Questi,  sguainata  la  spada,  la  brandisce  in  alto  sopra  gli  Ebrei,  che 
a  tal  cenno  si  rialzano  tutti  agitando  solennemente  verso  di  lui  t  ves- 
silli Jr  a  squilli  di  trombe. 


Ma*:^,  ,^^/;.^,.:- -^^  k:^. 


Pitezzo  Liire  Uflfl,